
La Rai e i mancati introiti da Sky
La Rai sta diventando sempre più una colonia di Mediaset.
Lavoratori, telespettatori, tutti in campo per ridare alla Rai quella sana autonomia di servizio pubblico che può arrivare solo dall’indipendenza dalla politica e da una reale concorrenza tra tv in un mercato libero.
Primo fatto. Il 17 aprile a palazzo Grazioli, a casa
Berlusconi, tra un festino e l’altro, nel così detto vertice di maggioranza fu deciso il nuovo organigramma della tv di Stato. Qualcuno auspicò un intervento del direttore generale
Mauro Masi a difesa dell’indipendenza della Rai, qualcun altro disse: “il cda sulle nomine si gioca la sua autonomia”. Come da copione alcuni dei nomi fatti in quell’occasione sono oggi seduti sulle poltrone del
Tg1 Augusto Minzolini,
RaiUno Mauro Mazza,
Tg2 Mauro Orfeo, le altre prossimamente.
Secondo Fatto. La trattativa Rai-Sky si è conclusa esattamente come era stato denunciato a suo tempo: niente accordo e fine del rapporto. In un momento di forte crisi dovuta al calo dell’entrate pubblicitarie (250 milioni di euro) la Rai ha rinunciato ad un contratto di 350 milioni (minimo garantito per sette anni). Bisogna essere chiari, chi paga il canone ha il diritto di saperlo: chi ha deciso di non rinnovare ha creato un danno economico all’azienda e si è ben guardato dal raccontare quale sarà la conseguenza che tale decisione avrà sulle strategie industriali ed editoriali. I consiglieri
Nino Rizzo Nervo e
Giorgio Van Straten il 3 luglio scorso, in una lettera, hanno inutilmente lanciato l’allarme (rimasto inascoltato sia all’interno che all’esterno dell’azienda), esattamente come avvenne nell’agosto 2005 con la nomina di
Alfredo Meocci alla direzione generale, voluta dal presidente del consiglio e proprietario di Mediaset Silvio Berlusconi, incompatibile perché Meocci era uscito dall’Autority che controllava la Rai solo da quattro mesi e non da quattro anni come previsto dalla legge. Quella decisione, tutta politica, costò alla tv pubblica, cioè ai contribuenti, 15 milioni di euro di sanzione. E’ prevedibile che sulla questione Sky intervenga per l’ennesima volta la Corte dei Conti, e quando questo accade per la Rai sono sempre dolori.
Continua a leggere su l'AnteFatto