"Per primo ci metterei il problema tecnologico. [...] la decadenza tecnologica accelerata che porta giochi vecchi ad essere pressoché ingiocabili, sia per una questione di arretratezza formale, sia per una difficoltà pratica nell’utilizzarne i supporti, rende assai difficoltosa una stratificazione e un consolidamento della
memoria storica dei videogiochi. Non solo un ragazzino farebbe fatica, oggi, a giocare Double Dragon sul suo supporto originale, ma lo troverebbe irrimediabilmente arretrato. Gli emulatori offrono una parziale soluzione, ma rimane un’operazione complessa e tutt’altro che completa (v. tutti i problemi nell’emulazione di alcuni hw, le beghe coi plugin, coi bios, con il recupero di rom, senza contare l’illegalità del tutto).
Oltre a questo c’è un’obiettiva
difficoltà di accesso ai non esperti: l’acquisto di una console (nemmeno in grado di far girare tutti i videogiochi), dei vari accessori indispensabili, l’installazione, la configurazione e lo stesso approccio “pratico” al videogioco intimorisce di fatto una gran fetta di pubblico. Il paragone con il cinema è imbarazzante: posso prendere un qualsiasi dvd di una qualsiasi decade di qualsiasi casa di produzione e sono sicuro che riuscirò a vederlo senza nessun problema sulla mia tivù senza la necessità di imparare nulla. A poco serve, in quest’ottica, il passo avanti fatto da Nintendo con il Wii: gran parte degli ostacoli rimangono, e la presunta facilità d’accesso ha portato con sé un
annullamento dei contenuti. I giochi vengono fatti espressamente per il mercato casual e modellati sulla mente di ritardati mentali, e portando i videogiochi al grande pubblico li si è privati di ogni componente di spessore, alimentando un’ignorante dicotomia
casual / hardcore che più male non potrebbe fare al videogioco: da una parte minigame stupidi, dall’altra un monopolio di sparacchini competitivi e giochi dall’ingiustificata complessità e barocchismo. Come se chi finora non si è affacciato al videogioco non possa apprezzare un’esperienza complessa e come se lo spessore nei giochi “seri” passasse dalla difficoltà d’approccio."
Parole sante!
(Anche se poi non sono d'accordo con alcune cose nell'articolo)